La Mongolia...come descriverla? La Mongolia innanzitutto non e' Ulan Bator, ma e' una terra di enormi spazi desertici e stepposi, dove il paesaggio cambia a seconda della zona e il clima puo' variare da un inverno rigidissimo (fino a - 50 C) a un'estate torrida ma secca (fino a 50 C).
La popolazione e' scarsissima...addirittura ci sono piu' mongoli che vivono fuori dalla Mongolia (in Russia e in Cina) che in Mongolia, e rimane, anche con l'avvento graduale di una certa modernita' (la televisione ahime' rtaggiunge gli angoli piu' remoti del paese, grazie a enormi pali di legno che portano l'elettricita', anche in mezzo al nulla piu' assoluto!), una popolazione nel profondo nomade.
Le tipiche case, a parte quelle in mattoni orrende della capitale, e quelle un po' piu' carine e colorate in legno (il legname si vede ovunque, sui treni, nelle case, nelle caldaie!), sono i "gher", dei tendoni circolari arredati con tappeti e immagini di...Gengis Khan, con una caldaietta al centro, alimentata a legna, e un grosso tubo di ferro che porta fuori il fumo della caldaia da un buco sul soffitto. Il bagno si trova fuori e consiste in un........buco nel terreno! A volte e' coperto da una costruzioncina in legno e la porta puo' essere un pezzo di ferro da tirarsi davanti, se si ha voglia! Il gher puo' diventare freddissimo d'inverno se non si tiene acceso il focolare...ed e' proprio li' che si svolge la vita indoors della famiglia nomade!

Dopo una giornata al mercato nero di Ulan Bator, dove i prezzi generalmente non si contrattano e la parte alimentare lascia incantati (carne lasciata senza refrigerazione, salamoni di dubbia natura, pane buonissimo e tante altre "prelibatezze" si trovano sui tavolozzi nella parte coperta del mercato), torno all'ostello con un tipico der (il vestito mongolo, coloratissimo, lungo, maniche larghe, chiuso da una cintura) e con una cosa che mi sembrava che fosse formaggio, come il nostro galbanino, tagliato da un lungo serpentone. Assaggiandolo cambio idea e mi sembra piu' una specie di burro molto salato...ma ancora in conti non tornano...e cosi' chiedo a Otkon, un mongolo pseudo-gangster che "collabora" con l'ostello, non so ancora in quale maniera. Mi spiega che non si tratta ne' di formaggio ne' di burro, bensi' di...lardo!!! Con esso si fa uno dei the' tradizionali mongoli, insieme a latte di mucca o di yak (denso e gustoso), oppure........si utilizza come libazione nelle cerimonie funerarie!!! DOH!!!!!!!
Ma il tempo e poco e urge spostarsi dalla citta' alle steppe, la vera Mongolia!! E' cosi' che la provvidenza mi manda all'ultimo momento una compagna di viaggio, Mandy, olandese ma in cerca di Asia come me! Insieme arriviamo sballottolate dal pulmino su strade piene di buche e sassi, al parco Terelj, a nord-est di Ulan Bator, dove ci accoglie una famiglia mongola che vive in altri due gher. Lasciata la citta' ci troviamo immerse nel nulla desertico della zona, tutt'altro che caldo, e vediamo qua e la' uomini con carri, donne con bambini in spalla, gruppi di gher sparsi qua e la'. Infine, arriviamo al parco naturale...che non ha nulla a che vedere con la concezione di parco che potremmo avere di primo acchito! Passato il controllo...la steppa si fa sempre piu' desertica, mentre aumentano formazioni rocciose curiose, fino a che arriviamo al nostro gher, sotto una roccia striata di nero poggiata su una roccia piu' grande, tra una foresta di alberi bianchi e scarni e una distesa a perdita d'occhio....
Si respira qui un'aria diversa: ci accolgono due famigliole e i loro animali: mucche, un cammello tutto solo (porello...tutti i suoi compari si trovano nell'estremo sud, nel deserto del Gobi!), un vitellino e i cavalli. Mucche e cavalli vengono lasciati liberi durante il giorno e tornano la sera...e' l'uomo a contatto con la natura!!! Esaltate, Mandy ed io ci sistemiamo nel nostro gher, con la nostra caldaietta, su cui entrambi avremmo poi lasciato lembi di pelle bruciacchiata...ahiahi!!! Dopo aver ripassato tutte le regole comportamentali per i pasti segnalate dalla guida (alcune davvero ridicole!!!), che poi scopriamo essere infrante dagli autoctoni stessi, scopriamo di dover mangiare all'arrivo da sole (mannaggia!)...e per giunta pasta tricolore! Quale maggiore abominio per un'italiana... il dover mangiare pasta ANCHE in Mongolia!!!
Subito ci aggiriamo a piedi, congelando sotto i vestiti, per le lande sconfinate, arrampicandoci dapprima sulla nostra roccia e poi ancora piu' in alto, enormemente in alto, dopo due ore di scarpinamento, per godere di un panorama incrediBBoli, fuori dal mondo, silenzioso. A farci compagnia, uno dei numerosi cani che scorazzano liberi per le steppe...il nostro ci corre incontro a folle velocita'...e per un attimo io e Mandy pensiamo: oddio dovevo fare l'antirabbica!!! Tuttavia i cani qui sono amichevoli e di compagnia, anche se data la mancanza di recinzioni, che da' un grande senso di liberta', molti sono usati come guardiani, oltre che come aiutanti per far pascolare le greggi negli spazi aperti e quasi sempre gelati. Chiamiamo la nostra mascotte naturalmente...Gengis Khan!!! Gengis e' l'eroe nazionale, anche se risale al XIII secolo, forse perche' e' piu' o meno l'unico (!), e si trova sulla vodka, sulla birra, sulle banconote (che dato il cambio sembra di esser ricchi!) e ovunque uno alzi lo sguardo!!! VIVA GENGIS KHAN, dunque, colui che formo' l'impero piu' grande del mondo, esteso fino all'Ungheria, e che terrorizzo' tutte le altre popolazioni vicine!
Congelate, torniamo indietro, felici di vivere in un gher, in Mongolia, a lume di candela, e di bere latte di yak con il riso e mangiare carne di pecora...la solita carne di pecora che si trova al nel 98% della specialita' mongole!! Purtroppo non sono riuscita ad assaggiare il tipico airag, il the con latte e ... vodka (non stupisce come la amino da queste parti...e quando la offrono, bisogna proprio berla, dopo un piccolo rituale!) e la carne di cammello...ma mi rifaro' la prossima volta!!! In compenso ho girato le steppe a cavallo, passando tra le mandrie, avvistando finalmente lo sconosciuto yak e galoppando liberamente per spazi aperti, comandando io il cavallo, piccolo ma robusto della Mongolia. Dopo aver anche munto la mucca, la cui coda di solito si spezza durante l'inverno per il gran gelo, posso dire di essermi fusa con la natura e di avere davvero apprezzato le distese mongole, e la veduta delle stelle nel cielo limpido...dal bagno!
Potrei ancora raccontare molto sulla Mongolia, del monastero di Ulan Bator dove ho portato il Beppe e pregato che il nano perdesse le elezioni (era il 10 Aprile!), della poesia di un mongolo, del giro nelle periferie, del naso rosso portato nei gher e delle sue "conseguenze".......ma il mio treno per la Cina fremeva per raggiungere la citta' diversissima ma non meno affascinante che e'...Pechino!
Tra i miei compagni ricordo con affetto Mandy, Warren, Joao e Tim, rispettivamente da Olanda, Canada, Brasile e Nuova Zelanda, con cui ho condiviso momenti speciali e indimenticaBBBBoli! Senza smettere di pensare a tutti voi che mi leggete, prometto di aggiungere altre foto non appena avro' la possibilita' di comprimerle e poi di raccontare della straordinaria Pechino!
Pulcia






